I love Italy

Il 23 gennaio 2012 l’Italia è stata paralizzata da un blocco dei trasportatori scatenato dai rincari insostenibili dei carburanti. In questi giorni ho analizzato l’evento. E mi sono avvicinato a qualche trasportatore autonomo. “padroncino”, per meglio comprendere le motivazioni e la situazione creatasi durante lo sciopero. Ho trovato una realtà che non immaginavo! Padri di famiglia disposti a perder tutto lottando per i propri diritti troppo spesso dimenticati. Ostili sì, a volte perché tutti lo sono con loro; alienati, poiché vittime del sistema che li ha schiavizzati e privati di una propria identità, le uniche cose a renderli distinguibili infatti, restano le tabelle numinose che mostrano i soprannomi più originali.  Ma la loro vita che fine ha fatto? Le mete diventano i mercati dimenticando la ricerca di se stessi e i rapporti affettivi cadenzati in piccole rate mensili sufficienti solo a non dimenticare i volti dei familiari. Durante le ore trascorse il loro compagnia ho immaginato di vivere come loro per poterne provare il disagio, pensando di non poter tornare a casa prima di 15 giorni, di non potermi lavare prima di 12 ore, di dover dar conto in ogni momento della mia posizione geografica, d’aver paura di non arrivare a fine mese e di rientrare a mani vuote, di non sapere più chi sono, ne cosa cerco e dove cercarlo. E in quest’Italia che ci ha messo al muro, ritorno in me e mi chiedo come facciano ad urlare ancora “I love Italy”.

 

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